Recensione The Fourth Dimension

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The Fourth Dimension di Harmony Korine, Alexey Fedorchenko e Jan Kwiecinki. 

USA/Russia/Polonia, 2011, 106′

Cast: Val Kilmer, Igor Sergeev, Tomasz Tydyk, Justyna Wasilewska, Pawel Tomaszewski, Pawel Smagala.

Tre registi visionari hanno creato, attraverso un film diviso in tre storie, una personale interpretazione della quarta dimensione.

Il primo episodio vede come protagonista Val Kilmer (in versione grande Lebowski) che si dedica a predicare, spiegando alle persone riunite che la felicità può essere ottenuta soltanto raggiungendo uno stato mentale definito da lui “Quarta Dimensione”.TheFourthDimension_02

Nella seconda parte invece, chiamata Chrono Eye,  uno scienziato russo  inventa un dispositivo per guardare indietro nel tempo; questa sua invenzione lo ossessionerà talmente da non accorgersi delle cose che gli succedono intorno.

Nell’ultimo episodio, quattro sbandati si aggirano per una cittadina ormai quasi deserta a causa di una imminente alluvione. Nel loro girovagare aspettando la fine ormai prossima potranno dare sfogo alle loro frustrazioni e diventare i re del paese.

TheFourthDimension_01La prima parte l’ho trovata piuttosto noiosa: Val Kilmer risulta stanco e non mi ha convito la sua recitazione; la sceneggiatura poi l’ho trovata piuttosto inutile nonostante le riflessioni sulla società moderna.

Ho trovato invece decisamente interessante il secondo capitolo: una bella favola contornata da un’aura di poesia; molto caratteristica poi la regia che ben si  confà all’architettura sovietica che fa da sfondo alla storia.

Il terzo episodio mi è sembrato una copia mal riuscita di Arancia Meccanica, con attori non convincenti e costumi sforzati. Interessante invece il finale, che lascia un velo di mistero sulla storia riuscendo perlomeno a far porre qualche domanda allo spettatore.

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